Seefest A Rottach – Egern E Il Gioco Del “Diverso Vedere”/Seefest In Rottach – Egern And The Game Of °To See Different°

“Il bambino che non gioca non è un bambino,

ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre

il bambino che ha dentro di sé.”

(P. Neruda)

Avete mai provato a guardare una cosa attraverso le facce della gente? Cioè, non a vederla direttamente, ma a spiarla nelle espressioni di qualcun altro, negli sguardi, nei gesti.

Ve lo chiedo tanto per assicurarmi di non essere l’unica scema a fare questo gioco. Che poi è un gioco difficile, se ci pensate, perché viene spontaneo guardarla, una cosa, per vivere le sensazioni che questa vi restituisce, per sentirla davvero, per esserci, nel momento in cui accade.

Io lo chiamo il gioco del “diverso vedere” – che è un nome sgrammaticato, temo, ma lo uso da sempre e ormai mi suona giusto – e quando mi riesce mi esplode dentro la stessa gioia di quando da piccola vincevo a “Indovina chi?” contro mia sorella (il che è accaduto molto raramente, cavolo..)

Comunque. Torniamo a noi.

IMG_8446Quando ho deciso di scrivere questo articolo, ho pensato subito che avrei voluto realizzarlo così. E dunque, vi presento la mia giornata trascorsa alla festa del lago, a Rottach – Egern, che loro chiamano Seefest (non lo scrivo che “See” significa lago, non serve, giusto?), una manifestazione che dura un solo giorno, il 14 Luglio, dalla mattina fino alla sera, e si svolge proprio sulla Seestraße. Se non piove, altrimenti la spostano di un giorno, o al massimo di due.

Migliaia e migliaia di persone, locali super pieni, artisti circensi, birra, wurst ovunque, musica, fuochi artificiali, bande, cocktail, bambini, colori. Una festa per gli occhi e per lo spirito, un’atmosfera gioiosa e innocente, una giornata diversa che sa d’estate – quella vera – una roba di quelle tipiche tradizionali come piacciono a me. Che ci sguazzo, in queste celebrazioni.

E infatti ci ho passato gran parte della giornata, a scattare foto – per voi, per noi – facendo lo slalom tra le persone e perdendomi Christian ogni due metri.

Ora io non vi racconterò come era, ma come mi è sembrato che fosse guardando la gente, perché adoro questo gioco e anche perché, ora che ci penso, credo che questo sia un modo bello di vederla con voi, che appunto la vivete indirettamente. Il diverso vedere, ricordate?

IMG_8451Dunque la prima cosa che ho sentito sono state le urla dei bambini che giocavano sui gonfiabili, e ho capito quanto dovesse essere faticoso tentare di portarli via quando ho visto una mamma con la testa tra le mani, un po’ disperata. La vedete, qui sulla sinistra?

Tentativo che comunque è stato inutile, tanto per la cronaca.

La seconda, invece, è stata poesia, quella sfumatura un po’ romantica – passatemi il termine – che ogni festa si porta dietro: l’ho vista, in tutta la sua luce, in un gruppo di bambini che mi chiamavano a gran voce perché mi vedevano scattare, ma poi quando ho alzato l’obiettivo per inquadrarli si nascondevano i visini con le mani, vergognandosi e ridendo. Bambini timidi sui tetti. Poesia della festa.

E che dire di quando mi sono accorta che non tutto è festa, nelle feste, soprattutto quando hai tra i tredici e i quattordici anni e vorresti fare un po’ come ti pare e invece i tuoi genitori ti obbligano a star loro accanto perché c’è tanta gente e non si sa mai.. e credetemi, ero dalla parte della ragazzina imbronciata, quando l’ho vista voltarsi verso di me, e avrei voluto dirle “Io ti capisco, ma devi avere pazienza, non star lì a pensare cosa diavolo son venuta a fare se non posso andare dove mi pare.. la festa è bella, cerca di godertela il più possibile, poi magari il prossimo anno, chissà..”. Avrei voluto.. ma come cavolo facevo a dirlo??!!

E poi, fame. Fame, ragazzi, che improvvisa mi è arrivata addosso a forza di guardare le persone sedute ai tavoli, o in piedi con qualcosa in mano, persone sorridenti, in attesa, spazientite, noncuranti, chiacchierone. Che fame, non ne potevo più!

Poi, d’improvviso, ho avvertito qualcosa che cambiava nell’aria, e ho vinto a fatica il desiderio di vedermela da sola, cosa fosse quella magia invisibile che sapeva di celestiale, e mi sono concentrata, ma tanto, immaginatemi concentrata tanto, per favore, e ho chiuso e aperto gli occhi un sacco di volte. Ho guardato nel mio obiettivo e, finalmente, lentamente, ho visto.

Ho visto un uomo ballare felice con un bambino, ne ho visto un altro stretto in un abbraccio con una donna, nel gesto tipico della danza, ho visto braccia che stringevano strumenti musicali più o meno probabili, e uomini ugualmente vestiti dedicare un pensiero al lago, in coro. Mi capite, vero? Ho visto la musica. Nella gente, musica.

E camminare è diventato faticoso, perché veniva spontaneo cambiare il ritmo dei passi a seconda di dove ti trovavi, e allora è stato meglio ballare camminando, per la mia immensa gioia e lo sguardo rassegnato di Christian, che non balla, ma dentro si scatena.

Ci si perde la testa, a fare questo gioco, ma in un modo piacevole.

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E piacevole è anche sentirsi parte del momento, ché a un certo punto, mentre si faceva sera, mi è venuta incontro la gentilezza.

L’ho vista nelle facce della gente che sorrideva al mio obiettivo, dopo che avevo chiesto gentilmente di posare per me e per voi – e tutti, e dico tutti, hanno voluto l’indirizzo del sito dove andare a ritrovarsi – facce allegre, facce tese, persone che sembrava conoscessi da sempre. Un po’ come quando si va allo stadio a vedere la propria squadra giocare e improvvisamente ci si ritrova ad abbracciare di cuore il vicino sconosciuto, per un goal segnato al momento giusto.

Ecco, ho sentito allora il vero cuore della festa, così tradizionale, così bavarese, eppure così anche un po’ mia. Guardateli, con quei costumi meravigliosi, così orgogliosamente indossati, guardateli, con quei cappelli. Una gioia da vedere.

Poi, come ogni cosa, è arrivata anche la fine. Della musica, della confusione, della festa. Significa che anche il “diverso vedere” è finito, ci giocheremo di nuovo in un altro momento.

Allora vi faccio un piccolo regalo, l’unico strappo che mi sono concessa durante tutto il tempo. Ho spiato, ma poco poco, e ho guardato con i miei occhi. Ho visto questo (ho barato, lo so, ma fate finta di non accorgervene, per favore!).

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Ho detto che vi avrei fatto un solo regalo? Ho sbagliato, i regali sono due. Non si può terminare una festa del lago che si rispetti senza una fine “col botto” (perché in ogni mio articolo c’è sempre una frase romana che mi scappa fuori all’improvviso? Ci avete fatto caso? Boh..)

Eccola, comunque, la fine col botto, i fuochi artificiali che qui esplodono a tempo di musica classica. Che signori, ‘sti bavaresi.

Io non so se qualcuno di voi sta avendo la brillante idea di passare da queste parti il prossimo anno. Ricordatevi, nel caso, di fare in modo che il viaggio cada il 14 Luglio. Mi troverete qui, nel pieno della festa, e mi riconoscerete di sicuro – e qui starà a voi decidere se è meglio tirar dritto o no.

Sarò quella che si fa le foto coi suonatori, all’inizio sorridendo, ma poi sgranando gli occhi nell’udire il bavarese doc in questione, sussurrarmi qualcosa col tono tra il seducente e il minaccioso.. ma è un attimo, e comunque se decidete di fermarvi a salutare ne sarò più che felice. E ce andremo insieme a bere!

Vi aspetto, come sempre,

Sabrina

A child who doesn’t play is not a child,

but the man who doesn’t play has lost forever

the child who lived in him and who he will miss terribly.

(Pablo Neruda)

Have you ever tried to see a thing through the face of the people? Or don’t see directly, but spy in the expression of someone else, in the look, in the gestures. I ask you just to make sure I am not the only one that does this game. Then it is a hard game, if you think, because it is spontaneous to look a thing to live the sensation that this thing gives you back, to feel it for real, to be there in the moment when it happens.

I call it the game of °to see different” – which is a ungrammatical name, I fear, but I use it forever and now it sounds right – and when it succeeds it explodes inside me the same joy when, when I used to win at “Guess who?” against my sister when I was younger (that happened very rare, boy…).

Anyway, let’s get back to us.

When I decided to write this article, I thought right away I wanted to realize it like this! So, well, this is my day spent at the feast of the lake in Rottach-Egern, which they call it seefest (I’m not going to write that see means lake, we don’t need it, right?) a demonstration that lasts only one day, July 14th, from the morning ‘till the night, and takes place right on the Seestraße. If it doesn’t rain, otherwise they move it a day or at the most two.

Thousands and thousands of people, bars super full, circus performers, beer, bratwurst everywhere, music, fireworks, bands, cocktails, kids, colors. A feast for the eyes and for the spirit, an atmosphere cheerful and innocent, a different day that “taste” of summer – a real one – stuff of typical traditional, that I like. That I wallow in these celebrations.

In fact I spent there most of the time, taking pictures – for you, for us – doing the slalom between the people, losing Christian every two meters.

Now I’m not going to tell you how it was, but as it seemed looking to the people, because I love this game and because, now that I’m thinking is a beautiful way to see it with you that jut see it indirectly. The to see different remember?

Well, the first thing I heard were the screams of the kids which they were playing on the inflatable and I realized how much had to be exhausting attempting to take them away when I saw a mother with her head on her hands, a bit desperate. Do you see her on the right?

That attempt was useless anyway, just for the record.

The second instead was poetry, that shade a bit romantic – give me the word – that each feast carries: I saw it, in all its light in a group of children that were calling me loudly because they were seeing me shooting pictures, but then when I raised the lens to shot they were hiding their little faces behind the little hands ashamed and laughing. Shy kids on the roof. Poetry of the feast.

And what when I realized that not all is a feast, in the feasts, especially when, between thirteen and fourteen years old you would like as you please, and instead your parents force you to stay close because there is a lot of people and you never know… Believe me I was on the side of the young sulky girl, when I saw her turning towards me, and I wanted to tell her “I understand, but you need to be patient, don’t stay there thinking what a hell I came here for if I cannot go wherever I want…It’s a beautiful feast, try to enjoying it as much as you can, maybe next year, who knows… I wanted to say it, but how the hell was I could say it (in German)?

And then hunger, hunger, then suddenly came to me, guys, looking at the people sitting at the table, or standing up with something in their hands, smiling people, expectant, irritated, careless, chatty. I was hungry! I couldn’t wait anymore!

The suddenly, I felt something that was changing in the air, and I won with difficulty the desire to see alone, what was that invisible magic thing that tasted heavenly inside, and then I focused, very much, imagine me very focused, please, and I opened and closed my eyes many times. I looked in my camera and I finally, slowly, I saw it. I saw a man dancing happily with a child, I saw another man closed in an embrace with a woman, in a typical gesture of the dance, I saw arms tightening musical instruments less or more likely, and men with the same clothes dedicating a thought to the lake, in a chorus. In the people, I saw the music.

And walking became hard, because was spontaneous change the rhythm of the steps, depending in where you were, and so was better to dance walking, for my immense joy and the Christian’s resigned look, which doesn’t dance, but he lashes out inside.

It is also nice to feel part of the moment, ‘cause a certain time, while it was getting late, I came up with meeting kindness.

I saw that in the face of the people was smiling to my objective, after I asked them kindly to pose for me and for you – and all of them, I said all, wanted the website to go to end up – funny faces, faces strained, people who seemed I always knew. A bit like when you go to the stadium and you hug the nearest unknown person for a goal scored at the perfect time.

Here, I felt the real heart or the feast, so traditional, so Bavarian, and a bit mine as well. Look at them with those marvelous costumes, so proudly worn, with those hats. A joy to see.

Then, as everything, the end arrived. The end of the music, of the confusion, of the feast. It means also the “to see different” is done. We will play again in another moment. Now I make you a little present, the only snag I have granted all the time. I spied, I looked little by little. I saw this (I cheated, I know, pretend not notice, please!).

I said I would make you only one gift? I was wrong. The gifts are two. Cannot end a self-respected feast on the lake without and end “with a bang” (why at the end of every my article there is always a sentence in roman dialect that comes out accidentally? Have you notice that?).

Here there is anyway the end with a bang, the fireworks, that here explode to the rhythm of the classic music. What a gentleman these Bavarians!

I don’t know if some of you are having the brilliant idea to pass by here next here. Remember, just in case, make sure your trip will be July 14th. You will find me here, in the middle of the feast, and you will recognize me for sure – and here you will decide if it’s better to stop or to go straight.

I will be the one taking pictures with the players, at the beginning, smiling, and then shelling my eyes hearing the real Bavarian in question, whispering something with the tone between seductive and menacing… but it’s an instant, by the way, if you decide to stop to say hello I will be more than happy. And we will go to drink together!

I’ll be waiting for you, as always.

Sabrina

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