Io e Il Mare: Una storia di Amore e Odio lunga una vita/The sea and I: A Story Of Love And Hate Which Lasts A Whole Life

“Il mare non è mai stato amico dell’uomo.
Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza”
(Joseph Conrad)

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Sto per dire una cosa impopolare, lo so. Io odio il mare. In realtà, non è vero, lo amo. Ma io, al mare, in spiaggia, non riesco proprio a rilassarmi, anzi, forse è uno dei luoghi che mi stressa come pochi altri.

I primi ricordi che ho del mare sono fotografici e sono anche i racconti di mia madre che diceva di aver portato me e mia sorella a Villa Vallelonga in Abruzzo, a Loreto nelle Marche e ad Anzio nel Lazio (chissà perché ho memoria solo di questi luoghi) perché il medico si era raccomandato: “Per la tosse convulsa non c’è medicina migliore!”.

Non sono mai stata ai Caraibi (e forse un giorno ci andrò, specialmente ora che non sono più così lontani), ma sono stata una volta da bambina in Sardegna. Lì mi piaceva tutto: il mare, così limpido, l’odore, perfino la sabbia. Bianchissima e anche rosa! Il mare della Sardegna, pure se lo vedi una sola volta, te lo porti dentro per tutta la vita.

Della mia prima adolescenza ho dei ricordi indelebili. Tra la fine degli Anni ’80 e l’inizio dei ’90, si andava in spiaggia insieme a tutta la famiglia. C’era grande organizzazione. Mia madre e zia Ada (loro sì che amavano il mare!) si svegliavano all’alba per preparare le borse frigo con tutto il cibo, che avevano cucinato per la maggior parte la sera prima, con le bevande da portare, e anche gli asciugamani e i solari. Gli uomini invece caricavano tutto in macchina: gli ombrelloni, i tavoli, le sedie e le borse frigo stracariche. Mia sorella, le mie cugine ed io, avevamo semplicemente il compito di alzarci presto “E sbrigatevi che alle 7:00 dobbiamo essere in spiaggia, che poi è tardi!”. Passavamo l’intera giornata al mare. In spiaggia si giocava a racchettoni, a palla, si faceva il bagno, si passeggiava. Onestamente non ho mai capito tutta questa frenesia. E poi si mangiava, tutti insieme a tavola! Insalata di riso, pasta fredda, pomodori col riso. Certamente c’erano altre pietanze che non ricordo e immancabile era il cocomero. Grande, rosso, dolce, come non ne ho mai visti qui in America. Noi, che la linea non era il nostro forte, ci vergognavamo non poco a farci vedere nei pressi del tavolo e così ci dissociavamo e credevamo di nasconderci a riva, provando a depistare gli altri dal credere (inutilmente) che quelli erano i nostri parenti. Se ci penso ora mi viene da sorridere. Nostalgia.

La mia prima vacanza all’estero insieme a mia sorella è stata a Malta e abbiamo fatto anche un giro a Comino. Che scenari, e che mare fantastico! Non per niente lì hanno girato anche il film “Laguna Blu”, per intenderci.

E poi arrivano gli anni in cui vorresti andare al mare insieme ai tuoi amici, ma né tu né loro ancora avete la macchina e prendere i mezzi è pura follia. “Andiamo col motorino” mi disse la mia amica Nadia una volta. Così ci siamo avventurate. Sembrava che non saremmo arrivate mai. Dopo qualche pausa per sgranchirci le gambe, finalmente eccoci arrivate. Quella distesa di sabbia era la nostra terra di conquista e il mare non era mai stato così bello. Mi manca Nadia.

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E ancora le giornate intere in spiaggia con la comitiva, con le amiche, con mia sorella e mia cugina Veruska specialmente nel litorale romano. Mia sorella e mia cugina sì che amavano il mare! Già da Maggio, nelle domeniche di sole e nei giorni di festa, il mare era la meta più ambita. E poi tutta l’estate, ogni volta che si presentava la possibilità la sfruttavano. Ora sono passati tanti anni ma la situazione non è cambiata. Dove sono infatti loro adesso? Che domande? Al mare! Io invece no, sempre impaziente, infastidita dalla sabbia, grondante di sudore, mai in ordine. Tanto che le volte che andavo in quelle spiagge frequentate dagli amanti del fitness e della palestra, io, sempre a disagio, mi ritovavo a guardare con stupore e un pizzico d’invidia, quelle ragazze che dopo una giornata mantenevano intatta la piega dei capelli e non mostravano il benché minimo cedimento, non una goccia di sudore, sembrando sempre fresche e rilassate.

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E poi a trent’anni ho incontrato lui per la prima volta. Immenso, imponente, fiero, capriccioso, agitato, freddo, maestoso. L’oceano. Se credevo che prima fosse faticoso andare in spiaggia, era perché non c’ero mai andata con i bambini. All’inizio con i figli di Rich, mio marito, e poi ancora di più con nostro figlio Roman. Se facevo fatica a rilassarmi prima, ora che mi piacerebbe è praticamente impossiblie. Devo controllare che quel piccolo birbante riccioluto non tiri palate di sabbia ai vicini di ombrelloni, che non rubi le formine lasciate qua e là da bambini distratti, e  devo fare attenzione che non distrugga i castelli realizzati con pazienza dagli altri.

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E poi la sabbia. Sabbia ovunque, sugli asciugamani, nella piscinetta, tra i capelli, nelle mani, nel cibo che mangia. Roba da farti venire il nervoso se detesti la sabbia come me. E poi il compito facile di portarlo in acqua e seriamente complicato di farlo uscire. Moltiplicate il tutto per un numero altissimo quando è stanco. Da andare pazzi. E per fortuna che qui non passiamo l’intera giornata in spiaggia! E poi, al momento di andare via accade il miracolo. Roman si addormenta, in braccio o nel seggiolino della bicicletta, e tutto quel nervoso, come per magia scompare e lascia il posto alla tenerezza.

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In fondo basterebbe solo fermarsi un attimo e osservare, per capire che il mare è magnifico, col suo odore indistinguibile, e i posti di mare sono incantevoli, con le albe e i tramonti, da mozzarti il fiato. E poi se hai nella tua vita un bambino che lo ama non puoi non amarlo anche tu.

Buon Ferragosto!

A presto,

Alessandra

“The sea has never been friendly to man.
At most it has been the accomplice of human restlessness.”
(Joseph Conrad)

I’m going to say something unpopular, I know. I hate the sea. Well, that’s not true, I love it. But what is true is that when I’m at the seaside, on the beach, I can’t relax. Actually, the beach is the place where I get stressed the most.

The first memories I have of the seaside are like pics. My memories have also to do with my mum, who said she brought my sister and me to Villa Vallelonga in the Abruzzo region, to Loreto in the Marche region and to Anzio in the Lazio region (I don’t know why I only remember these places) because the doctor had recommended so: “The sea, the best medicine for cough!”

I’ve never been to the Caribbean (maybe one day I’ll go there, especially now that the Caribbean is within easy reach for me) but when I was a child, I went to Sardinia. I fell in love with everything there, with the sea, clear and limpid, with the smells and also with the sand. That sand was white and even pink! Even if you see it just once, you’ll keep Sardinia’s sea in your heart forever.

Some moments from my adolescence are etched in my memory. Between the end of the ’80s and the beginning of the ’90s, it was common for people to go to the beach with the whole family. Everything was planned and organised well in advance. My mum and my aunt Ada (they really loved the sea) got up very early in order to prepare food (they cooked it the evening before), something to drink, beach towels, suntan lotions and the like… Men were in charge of cars and put everything there: beach umbrellas, tables, chairs and cool boxes. My sister, my cousins and I… well, we only had to get up early and “Hurry up, at 7.00 we must be on the beach, we’re gonna be late!”. We spent the whole day on the beach. We played beach tennis, football, we went for a swim or took a walk… Frankly, I’ve never understood all this fuss and frenzy. Then we had lunch, all together! Rice salad, pasta, tomatoes with rice… There were other dishes I don’t remember, but I do remember that watermelon was always present! Big, red, sweet, I’ve never seen watermelons like these here in America. We weren’t that concerned about our figure but, when we were next to the table, we felt embarrassed, so we ran far away, to the shore, trying to pretend that the people sitting at the table weren’t our relatives. When I think about it now, I smile. Nostalgia.

The first time I went abroad on holidays I was with my sister and we went to Malta. We also visited the island of Comino. What a fantastic sea and what stunning panoramas! Just to give you an idea, it was there where the film “The Blue Lagoon” was shot.

Then came the years when I wanted to go to the beach with my friends, but I didn’t have a car yet, and going by train or by bus was a crazy idea. “Let’s go in motor scooter” proposed once my friend Nadia. So we did, looking for adventure. It seemed that we would never reach the destination. But, after some stops in order to stretch our legs, we finally arrived. That stretch of sand was the land we had conquered, and the sea had never been more beautiful. I miss Nadia.

I miss the whole days we spent on the beach with my “band”, with my friends, with my sister and my cousin Veruska on the Roman coast. My sister and my cousin really loved the sea! In May, on sunny Sundays or when we didn’t have to go to school, the beach was their favorite destination. Then, during the summer, we went to the beach whenever we could. Now, many years have passed, but the situation is the same. Where are they, now? Rhetorical question! At the seaside! Not me, always impatient, annoyed because of the sand, dripping with sweat, never feeling comfortable. Whenever I went to those beaches full of gym and fitness fanatics, I, who always felt uncomfortable, looked both amazed and a little bit envious at those girls who had the same perfect hair after a whole day at the seaside. They weren’t dripping with sweat like me and always appeared fresh and relaxed.

Then, when I was 30 years old, I met him for the first time. Immense, majestic, fierce, bizarre, rough, cold, impressive. The ocean. Well, before I thought that going to the beach was a tiring experience…but I didn’t know what going to the beach with children was like. First I tried with my husband Rich’s sons, then with our son Roman. Before it was difficult for me to relax, now it’s practically impossible. I have to pay attention to Roman, to prevent that “curly rascal” from throwing sand to the people next to us, from grabbing the little molds left on the beach, from destroying the castles built by others with patience.

And then, the sand… Sand everywhere… on the towels, in the little swimming pool, in my hair, on my hands, in the food we eat. If you hate the sand as I do, you’ll get nervous very easily. Then, the easy task to bring Roman into the water and the very difficult one to bring him back. When he’s tired, everything becomes more and more complicated. One goes crazy! Fortunately, here in America, we don’t spend the whole day on the beach! Then, when we’re going home, a miracle happens. Roman falls asleep, on my arms or on the bike child seat… As if by magic, irritability disappears and tenderness takes its place.

Actually, we should just stop and observe. One will understand that the sea is magnificent, with its characteristic smell, and seaside places are fascinating, with its breathtaking dawns and sunsets. Then, if in your life there’s a child who loves the sea, you love it too yourself!.

Have a good “Ferragosto day”!

See you,

Alessandra

Traduzione a cura di Chiara Ferri

Translated by Chiara Ferri

4 pensieri riguardo “Io e Il Mare: Una storia di Amore e Odio lunga una vita/The sea and I: A Story Of Love And Hate Which Lasts A Whole Life

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