Daniele Beno: Un Romano…In Giappone!/Daniele Beno: A Roman In Japan

“Anche un viaggio di mille leghe
comincia con un passo”
(Proverbio Giapponese)

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Non in molti ne sono a conoscenza, anzi probabilmente solo mia sorella lo sa: io ho da sempre un debole per il Giappone. Il the verde, il kimono (ho sempre desiderato averne uno), le acconciature, il teatro kabuki, le arti marziali, la cerimonia del the, i fiori di loto, ecc. Non sono mai stata in Giappone e non so se mai ci andrò, ma grazie a Massimo Secondi, amico di Sabrina e grande sostenitore di questo blog, ho avuto la possibilità di avvicinarmici, anche se solo virtualmente. Massimo mi ha messo in contatto con Daniele Beno, romano de’ Roma, come me, e che proprio come me è finito in una terra lontana per amore. Daniele è stato gentilissimo e ha accettato di rispondere a qualche domanda. E così è nata questa intervista. Dunque,  non perdiamo altro tempo e andiamo subito a conoscerlo.

Ciao Daniele. Un Romano… In Giappone. Perché?

Anche se fin da giovanissimo la mia vita ha sempre avuto a che fare con questo paese (lo shiatsu, l’aikido, la cultura pop dei manga e degli anime, l’arte tradizionale ecc…) alla fine mi sono trasferito di punto in bianco, per stare vicino a mia moglie nella sua terra d’origine. Dopo due o tre anni di fidanzamento viaggiando avanti e indietro e due anni di matrimonio vissuti a Roma, abbiamo traslocato senza aver programmato nulla perché doveva fare un’operazione importante. Visto che qui c’era la possibilità di risolvere il suo problema, e lo abbiamo risolto, non ci abbiamo pensato due volte. E poi un po’ per i necessari controlli e un po’ perché per molte cose stavamo meglio qui, ci siamo rimasti. Riassumendo potrei rispondere “per amore”, insomma.

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Da quanto sei in questo Paese? E dove?

A parte i frequenti viaggi, il trasloco vero e proprio è avvenuto nel Febbraio del 2008. Ci siamo stabiliti nella città di mia moglie, Hamamatsu, nome che forse ai più non dice nulla ma nonostante non si tratti di una metropoli (circa 800.000 abitanti) è una città piuttosto importante dal punto di vista industriale, visto che è la sede di grandi ditte come la Yamaha per dirne una. Scendendo da Tokyo lungo la costa sono circa 200km di distanza e si trova tra mare e montagna e non ultimo molto vicina al monte Fuji, che qui nella prefettura di Shizuoka insieme al tè verde è una delle “caratteristiche” della zona. Rispetto a Roma è una città sicuramente molto tranquilla e ben organizzata, anche se ovviamente si vive un po’ il complesso di non essere in una città come Tokyo, Osaka, Kyoto o anche la più “piccola” Nagoya, per dirne alcune non troppo distanti. Nel complesso però è considerata, e a ragione, una delle città più vivibili. C’è ancora molta campagna (più che altro risaie…) e appena ti sposti dal centro trovi solo abitazioni, fabbriche e centri commerciali, ma forse in futuro qualcosa cambierà, è inevitabile.

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Un po’ come il New jersey con New York, per dire. Di cosa ti occupi?

Appena arrivato, proprio a causa della decisione improvvisa, ho trovato lavoro come cameriere nel ristorante di un cuoco piemontese con il quale ho subito stretto amicizia. Ho lavorato lì per un anno e mezzo esatto, poi mentre studiavo un po’ la lingua e provavo a fare qualche domanda per diversi lavori, ho cominciato a sviluppare il desiderio di fare qualcosa in proprio e ho aperto un sito, Hamakura (cioè tradotto rudemente il “magazzino tradizionale a Hamamatsu”) e ho cominciato a vendere online oggetti e abbigliamento tradizionali, con particolare attenzione ai prodotti per le arti marziali giapponesi che sono una delle mie passioni. Nel tempo ci sono stati alti e bassi e ho anche fatto altri lavori per arrotondare, non ultimo l’insegnante di italiano in un centro culturale ma anche l’esperimento di provare a lavorare in una fabbrica che si occupava di alta tecnologia. Piano piano anche grazie a Hamakura e alle richieste di alcuni clienti ho cominciato ad occuparmi non solo di oggetti nuovi ma anche di antiquariato giapponese e frequentando i vari professionisti del settore qui in Giappone è nata l’idea di aprire proprio quest’anno un negozio di antiquariato, questa volta occidentale, con il proposito che in parte si sta già concretizzando di diventare un riferimento non solo per i clienti ma anche per gli antiquari giapponesi che spesso sono costretti a recarsi all’estero per acquistare poco e a prezzi altissimi. Insomma, vorrei fare l’importatore non solo per me ma anche per i rivenditori locali.

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Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato? Quali abitudini hai cambiato e di quali , delle tue vecchie, non puoi fare a meno?

Sicuramente la lingua, non avendo mai veramente frequentato una scuola di giapponese a parte 9 lezioni di conversazione durante il primo anno! Mi sono dato come obbiettivo gli esami del Japanese Proficiency Language Test, che è una certificazione che poi ti aiuta anche e soprattutto quando cerchi lavoro, e in qualche modo diciamo che anche se per superarli ho studiato da autodidatta, complice la quotidianità che ti costringe a fare qualche progresso, oggi mi sento molto più indipendente rispetto ai primi anni, quando non potevo neanche rispondere al telefono. Ovviamente c’è ancora moltissimo da fare! Per il resto le difficoltà dal punto di vista culturale ovviamente ci sono, ma un po’ perché in qualche modo mi interessavo già a questo paese e un po’ perché alla fine, dopo la prima reazione istintiva, cerco di ricordarmi sempre che l’ospite sono io, non c’è nulla di insormontabile, anzi a volte con il senno di poi mi sono reso conto che quello che mi sembrava assurdo alla fine aveva un senso logico, almeno nel contesto. Forse mi manca un po’ il frequentare gente che abbia una sorta di “pensiero laterale”, che di fronte ai problemi o anche ai punti di vista altrui, riesca ad immaginare soluzioni e prospettive alternative. A volte passo per bastian contrario solo perché cerco di proporre un’idea o un modo di agire che non era previsto.

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Che effetto fa vivere da unico occidentale in un mondo di orientali. Come sei visto?

Alla fine ci sono più occidentali di quanto ci si possa aspettare, anche in una piccola città come la nostra, ma comunque il 90% delle persone partono dal presupposto che sei sicuramente un turista, uno studente, che non parli la lingua o non sai comportarti, quindi spesso i primi passi sono un po’ difficili quando ci si rapporta a qualcuno, che sia un negoziante o un passante. Avendo io stesso un’attività commerciale però i clienti o i fornitori sono costretti ad accettare fin da subito che sono parte integrante del posto, nel bene e nel male, e le cose almeno sul lavoro sono paradossalmente più semplici. Quando vado nel dojo di Aikido che frequento invece , nonostante sia nella posizione di allievo più “esperto”, capita sempre che qualcuno voglia comunque spiegarmi l’ovvio, e a volte è dura trattenersi dal fargli capire che così come ci sono giapponesi che mi potrebbero spiegare il calcio italiano o l’Opera, in certi contesti dovrebbero accettare che mentre loro guardavano i film americani qualche straniero si interessava alle loro arti tradizionali! In generale però come accennavo all’inizio, molto passa attraverso la lingua e il poter stabilire un dialogo. Appena accettano che puoi parlare con loro molti ti concedono spazi che altrimenti agli stranieri non lascerebbero facilmente.

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Chi cucina a casa?

Entrambi! Io chiaramente solo cucina italiana molto semplice, mia moglie invece che insegnava cucina in una scuola professionale sa fare un po’ di tutto e comunque conosce molto bene la cucina italiana. Diciamo che da quel punto di vista, togliendo la reperibilità a prezzi decenti di alcuni cibi e ingredienti, non ci manca nulla!

Con la globalizzazione e Internet il mondo è più vicino, posso comprare una Bento Box su Amazon e mangiare sushi tutti i giorni, volendo. Cosa c’è d’imperdibile in Giappone? Cosa mi consiglieresti di vedere?

A parte Amazon come ti dicevo ci sono anche altri siti dove poter comprare qualcosa! Scherzi a parte, sicuramente se penso al mio primo viaggio in Giappone nel 2001, prima ancora di conoscere mia moglie e senza parlare una parola di giapponese, ai tempi in cui almeno nel mio caso usare internet significava farlo a consumo e quindi al massimo mi collegavo per leggere la posta dei pochi che lo usavano già, oggi la maggior parte delle persone che arrivano qui arrivano informatissime, spesso più dei locali, perché sono appunto abituate ad avere sia le informazioni che i prodotti direttamente a casa loro. Nonostante ciò, o forse proprio per questo motivo, finiscono inevitabilmente per visitare i soliti posti, che se da una parte sono sicuramente dei “must” al primo viaggio, dall’altra restano sempre posti adattati di giorno in giorno alle esigenze dei turisti. Il consiglio è più che sul dove sul come, sul tempo che si può passare qui senza dover andare più veloci dei giapponesi stessi, magari perdendosi volontariamente anche in qualche quartiere o paese non indicato sulle guide turistiche, e possibilmente stringendo amicizia con qualcuno per vedere anche il Giappone da dentro, non soltanto attraverso le facciate dei templi, le insegne luminose e i negozi futuristici. Molti tornano a casa dopo aver fatto una sorta di viaggio in 3D in quello che vedevano già nel monitor del computer, ma niente di più. Ed è un peccato.

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Cosa dovrebbe imparare l’Italia dal Giappone e cosa il Giappone dall’Italia?

Sono purtroppo due mondi che difficilmente si possono integrare l’uno con l’altro, noi abbiamo una cultura individualista, viviamo alla giornata e quando facciamo qualcosa di egoistico lo facciamo pensando che alle brutte domani si sistemerà tutto, qui bene o male la cultura di gruppo è quella predominante, molte cose non si fanno perché arrecano fastidio, disonore, disagio al prossimo o alla ditta dove si lavora, anche se poi in molti casi non è il risultato di una convinzione etica o morale ma semplicemente della paura di essere estromessi dal gruppo. Io dico spesso che molti giapponesi quando non li vede nessuno sono identici agli italiani. Basta vedere la differenza tra l’ordine perfetto in pubblico e il disordine nelle case! Sicuramente però per quanto mi riguarda preferisco questo sistema, che al limite non arreca danno al prossimo sottoponendo l’individuo a qualche piccolo stress in più, che fregarsene di tutto e poi dover affrontare stress molto più grandi come il vivere in città sporche, che non funzionano e non sicure per sé e per i propri cari. Ovviamente è un discorso in generale, ci sono anche italiani che avrebbero qualcosa da insegnare ai giapponesi in termini di rispetto e cortesia.

Pensi che la tua famiglia si troverebbe bene in Italia?

Abbiamo due bambini piccoli, al momento credo proprio di no. Qui anche se ogni tanto ci sono fatti di cronaca nera che riguardano i bambini e il mondo scolastico presenta già diverse aberrazioni in termini di bullismo, stress e disciplina estrema, tutto sommato almeno nella città dove viviamo noi, dove c’è ancora moltissima campagna e i bambini vanno a scuola da soli fin dalle elementari, vedo ancora una dimensione in cui almeno fino a quando non entreranno nel mondo del lavoro potranno dedicarsi a fare i bambini e basta. Poi starà a noi genitori, a cavallo tra le due culture, riuscire a suggerire gli opportuni punti di vista alternativi e qualche eventuale deroga. Per quanto riguarda me invece anche se la mia città, così pregna di storia e cultura mi manca ogni giorno, a livello di vita quotidiana anche se qui a volte mi sembra di vivere a Legoland credo di non essere più in grado di vivere a Roma, almeno finché non tornerà la Roma di un paio di decenni fa come minimo.

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Grazie Daniele per il tuo tempo e la tua diponibilità e in bocca al lupo per tutto.

Se siete curiosi e volete dare un’occhiata all’attività di Daniele, vi cosiglio di cliccare su questi link:

http://facebook.com/capitan.genki?_rdr=p

http://www.hamakurashop.com/

http://www.antico-hamamatsu.com/

Grazie per esservi fermati ancora una vola a leggere.

A presto con una nuova storia,

Alessandra

“A journey of a thousand miles
starts with one step”
(Japanese Proverb)

Few people know that, maybe only my sister, but…I’ve always had a weakness for Japan! Green tea, kimonos (I’ve always wished to have one), Japanese hairstyle, the kabuki theatre, martial arts, the tea ritual, lotus flowers… I’ve never been to Japan and maybe I’ll never go there but, thanks to Massimo Secondi, one of Sabrina’s friends and a big fan of this blog, I had the opportunity to get close to Japan, even if only virtually. Thanks to Massimo, I met Daniele Beno, a “Roman from Rome” as I am, who, like me, landed far away for love. Daniele was very kind and accepted to answer my questions. Here is his interview. So…let’s start and get ready to meet him.

Hello Daniele. A Roman…in Japan! Why?

Since I was very young, Japan has been part of my life (shiatsu, aikido, the pop culture of manga and anime, traditional art), but I moved here from one day to the next because I wanted to follow my wife in her homeland. We were engaged for two years and we travelled back and forth. Then we got married and for the first two years we lived in Rome. Finally we moved without having planned anything, because she had to undergo a major operation. Here in Japan it was possible to solve her problem, so we moved without thinking twice. Then, both because she had regular checkups and because we were happier here, we decided to stay. In a word, I could say I moved for “love”, actually…

How long have you been living here? And where?

I moved definitively in February 2008. We moved to my wife’s home-town, Hamamatsu. This name may sound unfamiliar but, even if it’s not a metropolis (it has approximately 800,000 inhabitants), Hamamatsu is a very important city from the industrial point of view. Just to make an example, Yamaha is based here. It’s 200 km far from Tokyo, and it’s situated between the sea and the mountains. It’s very close to mount Fuji, which, together with green tea, is one of the main attractions of the Shizuoka district. Compared to Rome, Hamamatsu is more liveable and more organized, even if you feel you don’t live in cities like Tokyo, Osaka, Kyoto or the “smaller” Nagoya, just to mention some cities which are not too far away. Hamamatsu in general is considered one of the most liveable cities, and it’s true. There’s a lot of countryside here (above all paddies) and as soon as you get out of the city center, you can find houses, firms and malls. Maybe something will change in the future, it’s inevitable.

A little bit like New Jersey and New York, just to make an example. What do you do in your life?

When I arrived here, I hadn’t planned anything, as I said, and I started working as a waiter. The restaurant was run by an Italian chef, he came from the Piemonte region (north of Italy), and we made friends soon. I worked there for one year and a half. While I was studying Japanese and trying to apply for some jobs, I felt the desire to do something myself and I opened a website, Hamakura, which translated literally means “the traditional warehouse in Hamamatsu”. I started selling both objects and traditional clothes online, in particular products for Japanese martial arts, one of my greatest passions. I had my ups and downs, and I tried a lot of jobs to increase my income. I also worked as Italian teacher in a cultural center and in a firm specialized in high technology. Step by step, Hamakura became more and more successful and, thanks to the requests of my clients, I started selling both new objects and Japanese antiques. By talking to Japanese professionals in this sector, we came up with the idea of opening a store of antiques, Western antiques. Our aim is to become leaders not only for clients but also for Japanese antique dealers, who often have to go abroad to buy a few pieces, but very expensive. In a word, I’d like to import products, not only for me but also for local dealers.

What are the major difficulties you had to face? What are the habits you changed and those you cannot get out of?

The language, with no doubt! I had never attended a Japanese school, I only attended 9 conversation lessons during the first year I was here. I wanted to pass the Japanese Proficiency Language Test, which is a very important and useful certification, especially when you are looking for job. For the exam, I studied as self-taught and today, thanks to the daily life which always helps you to make some progress, I feel much more independent and confident. When I arrived here, I couldn’t even answer the phone. Obviously, there’s still a lot to do! Then I had some cultural difficulties, but I succeeded in overcoming them, both because I was already interested in this country and because I remembered to myself that I was the guest, here. In retrospect, I realized that things I found odd and strange at first have their own logic, at least in this context. Maybe, what I miss most is living with people who have some sort of “alternative way of thinking”, people who can imagine alternative solutions and scenarios when facing problems or when confronted with the point of view of other people. Sometimes I’m considered “the contrary Joe”, only because I try to propose an idea or a way of doing things which were not expected.

How do you feel being a person from the West, living in the East? What’s your perception of yourself?

Actually, here there are more Western people than one can expect, even in a small city like the one I live in. Most of the people take for granted that you’re a tourist or a student who don’t speak Japanese or don’t know Japanese social rules. At the beginning it’s difficult to communicate with people, with a salesperson or anyone you can bump into in the street. Since I run a business, both clients and suppliers are forced to accept that I’m part of this and their context and, paradoxically, things seem to be easier in the professional field. When I go to the dojo of Aikido, even if I’m one of the expert athletes, I always find someone who tries to explain obvious things. Sometimes I find it difficult to keep myself from noting that as there could be Japanese people who know very well Italian football or the Opera or watch American films, there can be foreigners who are interested in Japanese traditional arts and understand them! But in general, as I said before, speaking the language and thus having the possibility to communicate with others is very important. As soon as people “accept” you and you can talk to them, you are allowed spaces that are difficult for other foreigners to reach.

Who’s the chef at home?

Both! I only prepare Italian food, very easy dishes. Instead my wife, who worked in a professional school as cooking teacher, prepares almost everything and she knows very well the Italian cuisine. Actually, as far as food is concerned, we are ok, apart from the fact that sometimes it’s difficult to find some ingredients at a low price!

Thanks to globalization and Internet, the whole world is within easy reach. If I wanted, I could buy a Bento Bon on Amazon and eat sushi every day. Something you cannot miss in Japan? Should I come there, what would you recommend?

Apart from Amazon, there are plenty of other websites where you can buy something! Ok, I’m joking. Well, if I think back to my first journey to Japan in 2001, I see that today those who arrive here are very informed, even more than the people who live here, because they got used to have both information and products directly at home. When I came here for the first time, things were different. At that time, I hadn’t met my future wife yet, I didn’t speak a word of Japanese and Internet was expensive so I connected only to read the few e-mails of those who used it already. Despite being more informed, or maybe exactly because of this, people visit always the same places, which are a “must” on your first journey but, at the same time, have been adapted to what tourists want. Should I give you some advice, it would be more about “how” rather than “where”. I would give you some advice on how to spend your time here, without being faster than the Japanese, on how to lose yourself in a district or place not mentioned in tourist guidebooks, on how to make friends with someone who wants to visit Japan from inside, not only through the façade of temples, bright signs and futuristic shops. A lot of people go back home after having had some sort of “three-D” journey in what they had seen on the computer screen, and nothing more. What a pity!

What should Italy learn from Japan and Japan from Italy?

Actually, it’s difficult for these two worlds to meet or to integrate one with the other. Our culture is individualistic, we take life as it comes and when we do something selfish, we think we will be able to fix everything the next day. Here the situation is different, the group is more important than the individual, people prevent themselves from doing things which may be annoying or disrespectful for other people or for the place where one works. I must say that this is not the result of some sort of ethical or moral thinking, but most of all it’s the result of the fear of being thrown out of a group. I often say that the Japanese, in private, are very similar to Italian people. You only have to compare the perfect order you can find in the streets and the mess you find in the houses…! But, honestly, I prefer this system and this way of thinking instead of not caring about anything and being stressed because you live in dirty cities which are neither liveable nor safe for you and your family. Of course, there’s also something the Japanese should learn from Italian people in terms of respect and kindness.

Do you think your family would be happy in Italy?

We have two little babies… I think no, at least for the moment. Here sometimes we hear crime news related to children and school is tough, because of stress, extreme discipline and episodes of bullyism. But actually, in the city where we live, there’s a lot of countryside, children go to school alone and what I see is a dimension in which children can be children until they start working. Then it’s up to us, we belong to two different cultures and it’s up to us, the parents, to give different and alternative points of view to look at the reality . As for me, well… Even if my town is so full of history and culture and I miss it every day, I think I would not be able to live in Rome again. Even if sometimes here I get the impression that I live in Legoland, I would not be able to tolerate daily life in Rome again, unless Rome turns to what it was about twenty years ago.

Thank you Daniele and good luck.

If you are curious and want to have a look at what he does, visit the following websites:

 

http://facebook.com/capitan.genki?_rdr=p

http://www.hamakurashop.com/

http://www.antico-hamamatsu.com/

Thank you for reading this article.

See you soon with a new story,

Alessandra

 

Traduzione a cura di Chiara Ferri

Translated by Chiara Ferri

4 pensieri riguardo “Daniele Beno: Un Romano…In Giappone!/Daniele Beno: A Roman In Japan

  1. …e niente, tocca farlo ‘sto viaggetto in Giappone! Che facciamo, mi faccio passare a prendere da Elisa, passiamo a prendere te e si va? 🙂 Ammirevole come Daniele sia riuscito, da un problema di salute, a inventarsi una nuova vita; mi chiedo spesso se io ne sarei capace…vedremo se un giorno ci proverò veramente!

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