“La ragione per cui le donne non giocano a calcio è che undici di loro non indosserebbero mai lo stesso completo in pubblico.”
(Phyllis Diller)

Sono nata e cresciuta in Italia. Nel nostro Paese il calcio è una cosa seria: non è solo sport, non  è solo divertimento, né gioco. È molto, molto di più. Anche se non sei tifoso, conosci le squadre della tua città: Francesco Totti, ad esempio, non è soltanto un calciatore, ma un vero e proprio simbolo di Roma e non serve di certo andare allo stadio per conoscerlo! Tutti parlano di calcio, tutti  ne leggono, c’è chi ha l’abbonamento, c’è chi ama seguire il campionato, c’è chi gioca regolarmente nei campetti. Non bisogna essere degli esperti né dei professionisti per giocare a calcio. Eppure anche se ci sono tante tifose e amanti del pallone, il calcio, resta principalmente uno sport maschile. Immaginate la mia sorpresa quando ho scoperto che in America non è così…

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Negli Stati Uniti anche le donne giocano a calcio. Sono tantissime le bambine che scelgono “il pallone” come sport. Nessuno ci trova niente di male, qui rientra nella normalità. Nessuno trova niente di scandaloso in una donna che prende a calci una palla, né tantomeno pensa che sia mascolina.

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In America non ci sono sport “da uomini”. Nel 1972 viene messa in pratica la legge “Title IX” dove, nei programmi federali del governo, tra cui gli sport praticati nei licei,  nessuno deve essere discriminato per il sesso. Sebbene questa legge non sia stata seguita alla lettera per diverso tempo, negli anni ’90 sempre maggiore è stato il numero di atlete a praticare i diversi sport, soprattutto nelle scuole e a livello professionale.
Ho sempre pensato che se avessi avuto una figlia femmina, mi sarebbe piaciuto farle frequentare dei corsi di danza, per l’eleganza, la grazia e la postura, più che per lo sport in sé. Sono bigotta? Sono antica? Sono limitata? Forse sì, ma vi avevo avvertito che una parte di me sarebe sempre restata romana, ricordate? (Se non mi credete potete leggerlo qui, nel mio primo post ). O magari sono rimasta indietro, chissà, forse i tempi sono cambiati, sono tanti anni che non vivo più nel mio Paese di origine. Forse il mio modo di pensare non è più attuale, non lo so. C’è però una domanda che continuo a pormi: come la prenderò se mia figlia sceglierà di giocare a calcio? Sarò contenta? Non impazzirò di gioia, lo ammetto, ma mi piace l’idea che praticare uno sport invece di un altro sarà una scelta che non sconvolgerà nessuno. Ciò che conta in fin dei conti è la passione, no? Almeno lo è per me.
A presto,
Alessandra

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Ringrazio per le foto Daniela Pasqualini, un’altra romana in America come me, una mamma, un’artista, un’amica. Diverso tempo fa la intervistai per il blog. Se desiderate conoscerla un po’ di più e vedere le sue splendide opere, potete leggere l’intervista qui