Roma USA e me/Rome USA and me

“La ragione per cui le donne non giocano a calcio è che undici di loro non indosserebbero mai lo stesso completo in pubblico.”
(Phyllis Diller)

Sono nata e cresciuta in Italia. Nel nostro Paese il calcio è una cosa seria: non è solo sport, non  è solo divertimento, né gioco. È molto, molto di più. Anche se non sei tifoso, conosci le squadre della tua città: Francesco Totti, ad esempio, non è soltanto un calciatore, ma un vero e proprio simbolo di Roma e non serve di certo andare allo stadio per conoscerlo! Tutti parlano di calcio, tutti  ne leggono, c’è chi ha l’abbonamento, c’è chi ama seguire il campionato, c’è chi gioca regolarmente nei campetti. Non bisogna essere degli esperti né dei professionisti per giocare a calcio. Eppure anche se ci sono tante tifose e amanti del pallone, il calcio, resta principalmente uno sport maschile. Immaginate la mia sorpresa quando ho scoperto che in America non è così…

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“Gli uomini sognano più il ritorno che la partenza.”
(Paulo Coelho)

È deciso: quest’anno non torniamo in Italia. Almeno una volta all’anno io e la mia famiglia, cerchiamo di fare ritorno. Una volta all’anno, certo, quando è possibile, ovviamente. Dall’America non è facile: organizzarsi, chiedere le ferie, mettere insieme gli impegni di tutti, trovare la giusta occasione, visto che il prezzo del biglietto, poi, che non è che, di solito, sia proprio economico… Eppure per noi espatriati quanto è importante tornare almeno quella volta all’anno a casa?

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“L’amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un tè.”
(Anonimo)

Un po’ più di tre mesi fa, mi sono vista con la mia amica Katie, dopo diverso tempo. I nostri progetti erano grandiosi per quella giornata, ma ci siamo lasciate intimorire dalla pioggia prevista dal meteo. Così ci siamo incontrate a metà strada per un caffè.

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“È che dietro le cose ci sei tu, Primavera, che incominci a scrivere nell’umidità, con dita di bambina giocherellona, il delirante alfabeto del tempo che ritorna.”
(Pablo Neruda)

È tornata, la Primavera è tornata! Nonostante il freddo pungente, le tempeste di neve, i giorni che sembravano interminabili. Malgrado quei periodi che ti fanno rimpiangere il tempo bello di casa tua (nessuno posto al mondo batte il clima mite di Roma!), sebbene il ritardo sconsiderato, eccola che si è riaffacciata, la Primavera.

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“Con ordine, affronta il disordine;
con calma l’irruenza. Questo significa
avere il controllo del cuore”
(Sun Tzu)

Roman non va ancora a scuola. Non è sempre stato così. Per un periodo ha frequestato l’asilo, day care (così si chiama in America) due volte a settimana. Poi però per diverse ragioni abbiamo deciso di tenerlo a casa.

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“Parlo spagnolo a Dio, italiano alle donne,
francese agli uomini, e tedesco al mio cavallo.”
(Imperatore Carlo V D’Asburgo)

Una delle domande che mi viene fatta più spesso è: “Tuo figlio parla l’italiano?”.  La mia risposta, quasi sempre è: “Capisce tutto, ma parla poco”. Uno dei problemi più grandi che ha la mamma di un figlio che ha genitori che parlano lingue diverse è  proprio quella di riuscire a tramandare la propria lingua al figlio. Anche per me non è proprio un passeggiata, ad essere onesti. Nella mia famiglia americana, sono l’unica a  parlare italiano. La prima lingua di Roman, quella con cui si esprime naturalmente, è l’inglese. Roman è proprio americano: alcune vocali o consonanti, io non le dirò nello stesso modo neanche fra vent’anni. Eppure, dopo mamma, una delle prime parole che diceva senza sosta era la parola italiana guarda, con il ditino puntato ovunque, e un’altra parola era buono, con il ditino che ruotava nella guancia. Un amore! Mentre il suo vocabolario è per la maggior parte inglese, ci sono alcune parole che  invece dice solo in italiano come bambini, asciugamano, pomodoro, luna, basta, calzini.

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Eppure io non mollo perché so quanto importante sia ai nostri tempi conoscere più di una lingua. Avere i genitori che parlano due lingue diverse non deve essere preso come un problema, ma come una fortuna. Non secondario è che la mia famiglia d’origine, che è tutta in Italia, non parla inglese e non vorrei  che Roman si trovasse in difficoltà  a comunicare con loro, che la lingua sia un ostacolo nel loro rapporto.

So che non è di certo immediato apprendere entrambe le lingue quando la maggior parte delle persone che ti circondano ogni giorno ne parlano una sola. Ma io non mi arrendo! Oltre ai libri in inglese, cerco di leggere spesso libri in italiano a mio figlio. Quando gli parlo, gli faccio sempre ripetere e se mi risponde in inglese, gli dico:”dillo in italiano”. A Natale mia sorella e mia madre, e poi anche Sabrina, gli hanno regalato dei giochi Sapientino. Spesso gli faccio ascoltare le sigle dei cartoni animati che lui guarda, in italiano, e gli faccio guardare qualche cartone, anche se non riesce a prestare attenzione per molto tempo.

Non è facile, non è immediato, ma spero che prima o poi Roman scelga di comunicare anche nella mia lingua. Voi avete delle esperienze simili? Avete qualche consiglio da darmi? Quello della mamma è davvero un lavoro che s’impara giorno dopo giorno, prova dopo prova, da quando tuo figlio viene al mondo e per tutta la vita.

Alla prossima!

“Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli,
e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.”
(Josè Saramago)

Ciao, sono tornata! Vi sono mancata? Voi sì, tanto. Avevo fatto mille progetti: avrei voluto riapparire in grande stile, in ottima forma, con un nuovo taglio di capelli, … Invece eccomi qui, appesantita, un po’ stressata, ma tanto tanto carica e con la voglia di raccontare. Non che i cambiamenti non ci siano stati, anzi!

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